venerdì 14 aprile 2017

Con la scusa del bebè...


Dunque succede che sono di fretta e che proprio mentre il corriere suona alla porta io devo già essere a scuola  a prendere i bambini.
Scarabocchio una firmaccia e mentre mi dirigo verso il garage faccio a brandelli l'involucro per soddisfare l'impellente curiosità. 
Ah, già! Il kit Baby DMC! Guardo la cicogna rosa che regge il tenero fagottino e mi decido ad abbandonare il pacchetto sulla scrivania di mio marito, preparandomi alle occhiatacce delle maestre, scimmiottandone le smorfie.
Roba che a mio marito, rincasando, prende un colpo.
Quando mi annuncia che, dopo due maschi, si consola pensando che è la seconda femmina, rimango col mestolo in aria per un buon minuto, fissandolo bieco e inebetita, mentre quelle povere quattro uova che avremmo dovuto dividere in cinque bruciano desolate nella padella.
Tranquillo... 
Tranquille...
Me lo ha spedito la DMC (fiocchi nascita), per farmici giocare un po'. 


Lo apro e vedo che contiene della stoffa stampata, alcune gugliate di filato rosa acceso e blu, del nastro di raso, un ago, un pacchetto di ovatta, spiegazioni per il ricamo a punto erba e per l'assemblaggio.
Immagino di essere una futura prossima neo mamma a riposo forzato, abituata a domare in ufficio branchi di squali sui tacchi a spillo, vantandosi con le amiche su wapp di non saper attaccare un bottone.
Piombo sola a casa e crollano le mie abitudini.
All'inizio, spensierata, faccio un po' di shopping selvaggio.
Poi le lunghe giornate, il portafoglio vuoto e la mia nuova condizione mi invitano a meditare. Il dottore ha detto che ho preso troppi chili ed esco per una passeggiata: scopro che le foglie sono verdi e che l'acqua sotto i ponti gorgoglia. Mi siedo sulla panchina e la piccoletta si rigira facendomi ondeggiare questa gigantesca pancia. Vedo la gatta cicciona quanto me scappare dietro il vicolo e non senza angoscia rammento a me stessa che io e lei non siamo poi così diverse. Mai ho percepito di appartenere al mondo animale quanto in questo momento. 
Eppure non vivrei come la gatta, a rigirarmi al sole e ad accattonare crocchette.
Farei qualcosa. Metterei in moto le mani... Perchè dicono che le mamme non le hanno mai ferme le mani e bisogna che mi abitui all'idea. E tutto sommato è un'idea che mi piace.
Tiro fuori dal cassetto quel pacchetto che mi ha regalato mia sorella. Fa il medico e ricama e mi sono sempre chiesta il perchè.
In fondo si tratta di provarci e, in caso, di rispedire al mittente per farselo fare
Prendo l'ago, lotto con la cruna, mi guardo qualche tutorial russo sul punto erba e seguo i limpidi contorni del simpatico soggetto.
Ricamo i fili virtuali a punto filza e gli altri profili proposti proprio a punto erba.
A questo punto mi dico che ho portato a termine l'impresa e che la mia avventura con il ricamo è finita. Nessun problema: lo stile è semplice ed essenziale e ci si può fermare. Toh! Chi l'avrebbe mai detto! Ho anche ricamato nella mia vita!
Così finirebbe la storia se una certa emozione, rara ma non troppo e ineluttabile, non prendesse il sopravvento. 


Allora la storia prosegue...
Sento qualcosa. Un qualcosa che mi riporta alle origini del fare... Sto temporeggiando scrutando quell'abbondanza di filo che ancora mi rimane.
Mi lascio trasportare e immagino, cerco in rete qualche punto nuovo, approdo al blog di Sarah. Scopro quanto è stata brava a catalogare bene tutti i punti base e le loro varianti, che altro non sono che divertenti giochi di filo, e mi butto sulle linee con sfrontatezza.
Con una piccola filza ripasso la scritta è nata... (e un brivido mi attraversa la schiena).
Provo il catenella sulle linee arcobaleno e un po' di punto mosca.


Passo al blu e mi ci provo col festone, riflettendo su quanto, gira gira, i punti siano tutti uguali, e visualizzando il festone che faranno i miei parenti alla nascita della bimbetta, mentre io sarò reclusa in ospedale. 
Riempio di nodini le ali e la coda della cicogna. Che favola! Come se non sapessi che i bambini nascono sotto i cavoli.


Finisco il filo e la mia vita non ha più senso.

Decido di farmi coraggio e varco la soglia una merceria.
Un gruppetto di signore capitanate dalla titolare si mette a scrutare la mia fatica riempendomi di lodi come mai il mio capo o la mia profe di mate. Mi sento bene. A tutte brillano gli occhi.
Quando la signora apre il cassetto delle matassine, sulla mia retina danzano luci di mille colori e mi ci vorrei buttare dentro per assaggiarle. Capisco di essere ormai perduta per sempre. Annodata a quei fili per tutta la vita.
Torno a casa frastornata e mi getto sul mio ricametto, con una filza ripassata esilarante. Quanto mi piace!


Non mi ferma più nessuno.
Inizia ad imbrunire e dovrei mettere su la cena, ma non demordo. Ci sono quei fiorellini stampati che urlano vendetta.
Provo sulla felpa dei pantaloni extralarge che mi trovo addosso il movimento del punto vapore... Perchè tutte scrivono sul forum che è così difficile?!


Infine mi concedo il più grande piacere della mia breve vita di ricamatrice: il punto palestrina.
Due grasse righe di palestrina a tre fili.


Termino con qualche fioretto qua e là e con il romantico cuore imbottito. 
Stiro all'impazzata e cucio e infiocchetto. 
Sento girare la chiave... E' arrivato il marito con un regalo. Cercando un libro sulla maternità da regalarmi è finito per caso su un blog di ricamo (tu guarda!!) e si è convinto a comprarmi questo: Il linguaggio segreto dei neonati, di Tracy Hogg. Chi scrive assicura che sarà d'aiuto. 


E ora che la piccoletta ha sei mesi so che anche il ricamo mi è stato di aiuto. Ha calmato i miei nervi scossi dalla stanchezza e ha materializzato lo scorrere lento ed estenuante del tempo, intrecciando ricordi ai fili sulla stoffa.
Capisco infine anche il perchè di mia sorella.
E so che quando riprenderò il lavoro, il ricamo mi aiuterà a reggere i miei squali.
Ho sperimentato il piacere di quel fare, progettare, lasciarsi trasportare, che i più chiamano creatività e che è la radice stessa dell'essere. Che si può estrinsecare in tanti modi...
Io ho scoperto il ricamo.








mercoledì 12 aprile 2017

Rosario


Ai tempi delle Conchiglierie iniziai l'ennesimo progetto, che gli eventi misero in stallo. 
E lo tiro fuori dall'oblio principalmente per chiarire a me stessa l'opportunità o meno di proseguire e anche per rendere giustizia a questo piccolo vasetto di rose, che subisce ogni giorno inimmaginabili angherie, data la sua indegna collocazione su un copritermosifone in bagno.
E' il vaso che avevo ad Abilmente e le rose in foto sono proprio quelle. Per me era stata un'impresa andarle a comprare, con l'imbarazzo di chi se ne intende davvero poco. Ma il baldanzoso fiorista mi aveva reso la vita facile, facendo anche finta che gliene fregasse qualcosa della fiera sul ricamo. Gli avrei offerto una pizza, se non fosse che ero in ritardo per l'allestimento.


Tre giorni col naso sopra il mazzo di rose avevano finito per farmene innamorare e mi era balenata l'idea di far evolvere il punto vapore con uno studiolo appropriato, che copiasse le vere rose e tentasse di scarabocchiare qualche disegno. Sovrastimo di continuo il mio tempo libero.
Quel dischetto strano non è un bottone o un ciondolo o altra degna chincaglieria: è soltanto un feltrino adesivo rivestito. Il mio obiettivo era un campionario di rose: un rosario, ad essere precisi.


Per un paio di mercoledì acquistai al mercato altre rose, ma quelle variegate mi misero a dura prova e lentamente, con il sopraggiungere di frenetici impegni, il mio rosario fu accantonato.
Peccato, perchè mi ero anche comprata un quadernetto in cui annotare i risvolti del progetto. Avevo sperimentato quanto utile fosse con le conchiglie e in effetti mi ero imbattuta in un interessante discussione on line sulla filiera delle rose e degli incredibili viaggi cui sono protagoniste per arrivare fresche e in poche ore nei nostri mercati, rimbalzate dall'Africa all'Europa, portandosi dietro dolorose storie di sfruttamento, violazione dei diritti umani e certificazioni dubbie.


Ma le mie iniziali in questo momento devono avere la precedenza. Sono alla S e vi confesso che non vedo l'ora di vedere la Z. Forse allora tornerò a sniffare rose e a partorire altri improbabili campionari.


giovedì 30 marzo 2017

Ritorno alla realtà, Ad Alta Voce


Mentre beate soggiornavamo sul nostro pianeta Serra, sospeso immobile nel tempo e nello spazio, nel buio e nel silenzio, violato con leggiadria soltanto dal vostro allegro chiacchiericcio o dai motori dell'aeroplano del Piccolo Principe, il pianeta Terra, nel suo vorticoso ruotare e rivoluzionare, mieteva le sue vittime e lacerava le trame della routine.
Riprendere i brandelli di fili e rammendare i vuoti è un lavoro estenuante.
Utile tornare con la mente e con le immagini al prima e ristabilire le sane abitudini, nonostante questa stanchezza che non molla, acuita dalla sospirata primavera.
La più recente, ricamata su una tovaglietta vintage, nel pieno sballo, in luoghi ameni, avrebbe tanto da raccontare...


Prima ancora una ghirlanda, con i colori delle conchiglie, ascoltando storie. 
E qui devo aprire una doverosa parentesi.


Dedico questa informazione a chi, come me, si trova per lunghe ore a svolgere una attività manuale con la sola musica ad allietare il silenzio. Finalmente in questi giorni torno anche a questi ascolti.
Per caso, cercando qualche libro in rete o vagandoci per non pensare, un paio di mesi fa o forse più, mi imbattei negli audiolibri, che tutti immaginiamo risorsa ineguagliabile per gli ipovedenti.
Scoprii, attratta dalla curiosità e dall'intuizione che avrei potuto abbinare alle lunghe ore di ricamo una forma di lettura a me ignota, che esiste un portale della Rai il cui servizio da solo risolleva tutti i malumori che si possono nutrire per i suoi programmi televisivi. 


Non è leggere, ovviamente. E' un'altra cosa. 
E all'inizio ho fatto fatica ad accettare l'intonazione del lettore. Ho scartato libri perchè letti da una voce che trovato sbagliata per me. Mi sono fatta sedurre da voci profonde e imparziali. 
Nella mia hit list, tra i pochi che ancora mi sono fatta leggere, Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi (letto da Elio De Capitani) e lo struggente Una questione privata di Beppe Fenoglio, mirabilmente letto da Omero Antonutti.
Se dovessi scegliere, leggerei io, con i miei tempi e la mia intonazione, ma...
Scrivendo o parlando, ogni tanto mi sento risuonare in testa o nella voce l'intonazione dei lettori e mi accorgo che il loro contributo è potente.
Una risorsa che mi sembra giusto divulgare e a cui ho dedicato volentieri qui uno spazio.


Il ricamo della ghirlanda è stato ospitato da un rasatello di cotone. 
Le foto non gli rendono giustizia, perchè le mie competenze di fotografia si limitano a premere lo scatto e si affidano alla legge dei grandi numeri: su trecento foto, una ne verrà buona. 
Ma il nero e le stoffe luccicanti mettono a dura prova le mie incapacità. Non sono capace di imbrigliarne i riflessi.
Peccato.
Grazie a tutte per gli affettuosi riscontri legati al tutorial!